Giugno 23, 2024
BEREEVENTI

CASTELLI DI JESI: LA NUOVA DOCG DI QUESTI GRANDI BIANCHI D’ITALIA

Longevi, strutturati, fini e muscolosi: sono i bianchi da Verdicchio dei Castelli di Jesi, che punta a promuoversi come territorio attraverso la nuova DOCG.

Noi italiani siamo campanilisti, si sa, ma questa storia racconta di quanto in là possiamo arrivare quando decidiamo di fare comparto e promuovere il nostro territorio con un fine comune.

Questa è stata la lungimiranza dei produttori di Verdicchio dei Castelli di Jesi, che stanno portando la denominazione Castelli di Jesi Superiore dalla DOC alla DOCG., grazie a sforzo ed intento comuni. Un lavoro che punta in alto e ambisce a fare conoscere il territorio prima del vitigno, con una vocazione più internazionale, guardando a quello che si fa oltralpe già da diverso tempo. Perché quello dei Castelli di Jesi è un grande territorio vitivinicolo, e dalle molteplici espressioni, con terroir ed esposizioni talmente differenti da riuscire a regalare prodotti sempre diversi, con espressioni più semplici ma anche con etichette di alto profilo, longeve, complesse.

The great white wine of Castelli di Jesi

E così 15 dei produttori si sono presentati uniti, per promuoversi e promuovere le loro produzioni, cogliendo l’occasione dell’imminente riconoscimento della nuova DOCG, in un blind tasting condotto da Cristina Mercuri. Tappa milanese, prima di tante altre, che coinvolgeranno Roma e anche l’estero, per portare in tour un territorio e i suoi vini. “Le migliori produzioni che si accorpano e si giudicano insieme, per la prima volta” come afferma Michele Bernetti, a capo di Umani Ronchi e dell’Istituto Marchigiano di tutela dei vini. Ma quale sarà il valore aggiunto di questo passaggio? Innanzitutto, creare uniformità comunicativa quando si parla di Castelli di Jesi, e non più unicamente di Verdicchio, e poi focalizzarsi appunto sugli obiettivi comuni, dei produttori e del territorio, con un appeal diverso anche sui mercati esteri e sul movimento del turismo del vino, che nelle Marche si può appoggiare a natura, mare, borghi storici.

La degustazione

Bianchi internazionali, di successo, dalla beva contemporanea, leggera e meno opulente quelli dei Castelli di Jesi, in cui ogni calice regala le tipiche espressioni del Verdicchio, ma ognuna con la sua firma, che sia essa del terroir o del produttore. Un vitigno tardivo, che sopporta bene le estati torride e che al naso e al palato regala freschezza ma anche balsamicità, macchia mediterranea, frutta dolce, frutta secca e pepe. Sono 15 vini scelti da ognuno dei 15 produttori promotori di questa masterclass, in diverse vigne, diversi territori e diverse annate, scoperte alla cieca insieme a Cristina Mercuri.

Ecco cos’abbiamo avuto la fortuna di assaggiare (in quest’ordine) e comparare, con notevoli sorprese, soprattutto date da vini già completi e pronti, d’annata, ma così autoriali da risultare molto più giovani e dunque ideali per l’invecchiamento.

  • TOMBOLINI, Castelfiora, Riserva DOCG Classico, 2021 – croccante e marittimo
  • SARTARELLI, Milletta, Riserva DOCG Classico, 2020 – una susina favolosa
  • MAROTTI CAMPI, Salmariano, Riserva DOCG Classico, 2017 – fresco, con piacevole sentore di rosmarino
  • VIGNAMATO, Ambrosia, Riserva DOCG Classico, 2016 – si sente la vicina costa ma si percepisce la zona più protetta
  • CASALFARNETO, Crisio, Riserva DOCG Classico, 2018 – un limone ed un piccante davvero stuzzicanti
  • VILLA BUCCI, Villa Bucci, Riserva DOCG Classico, 2008 – da assemblaggio di vigne diverse
  • SANTA BARBARA, Tardivo ma non tardo, Riserva DOCG Classico, 2016 – vino molto fine da annata regolare
  • LA STAFFA, Selva di sotto, Riserva DOCG Classico, 2015 – una fermentazione spontanea che rilascia molte sfaccettature
  • PODERI MATTIOLI, Lauro, Riserva DOCG Classico, 2018 – la potenza delle vecchie vigne
  • TENUTA DI TAVIGNANO, Misco Riserva, Riserva DOCG Classico, 2013 – solo i migliori cloni per 3mila bottiglie, tanta frutta secca e tostatura
  • MIRIZZI DI MONTECAPPONE, Utopia, Riserva DOCG Classico, 2011 – pompelmo inaspettato visto il passaggio in tonneaux
  • PIEVALTA, San Paolo, Riserva DOCG Classico, 2016 – lieviti indigeni e vinificazione vegan per una bottiglia assai piacevole
  • GAROFOLI, Gioacchino Garofoli, Riserva DOCG Classico, 2010 – le ottime condizioni climatiche espresse in un calice
  • FATTORIA CORONCINO, Stracacio, Riserva DOCG Classico, 2017 – fuori dai canoni, con macerazione di 7 giorni sulle bucce che regalano sentori di albicocca e pepe
  • UMANI RONCHI, Plenio, Riserva DOCG Classico, 2008 – solo mosto fiore per un vino complesso e longevo