GUIDA MICHELIN 2026: UNO SGUARDO OLTRE L’ENTUSIASMO
Leggendo i commenti entusiastici diffusi in queste ore – dalla “seconda potenza mondiale” per numero di stelle alla “pioggia di stelle” su Roma – è utile fermarsi un momento e osservare i dati con maggiore lucidità. È vero: l’Italia può vantare ben 15 ristoranti tre stelle. Tuttavia, il numero complessivo di nuove stelle è in calo (erano 36 nel 2025, solo 25 nel 2026), mentre la fascia dei due stelle rimane sorprendentemente ridotta. Roma, poi, continua a essere una delle grandi capitali gastronomiche con il minor numero di due e tre stelle.
Proprio per questo, i risultati ottenuti da chi ce l’ha fatta meritano ancora più rispetto. Complimenti sinceri a Heros De Agostinis – che ho avuto modo di vedere crescere negli anni – e a tutti gli altri talenti premiati. Tra i riconoscimenti più condivisibili, due in particolare spiccano per valore e coerenza.

RICONOSCIMENTI CHE CONTANO: MAESTRI E IDENTITÀ
Il premio alla carriera di mentore assegnato a Heinz Beck appare più che meritato. Anche se non tutti i colleghi si emozionano di fronte alla sua cucina, è indiscutibile che Beck abbia introdotto un livello di professionalità che in Italia mancava e abbia dimostrato, per primo, che anche nei grandi alberghi è possibile trovare una cucina di altissimo livello.
Ugualmente significativo il premio a Mattia Pecis, capace di difendere con forza la propria identità culinaria pur lavorando sotto l’ombra autorevole di Carlo Cracco. Pecis aveva già mostrato il suo talento partecipando, agli esordi, alla gara EmergenteChef, e oggi conferma quella promessa costruendo un linguaggio gastronomico autentico, personale e credibile. Un risultato ancora più notevole se si considera il contesto di Portofino, località nota – almeno sul piano gastronomico – quasi esclusivamente per gli scampi di U Batti.
In questo quadro di talenti che hanno saputo affermarsi, spicca anche la figura di Michelangelo Mammoliti, anch’egli passato dalla competizione EmergenteChef. Oggi è alla guida del La Rei Natura, il ristorante di Serralunga d’Alba in provincia di Cuneo che ha conquistato le ambite tre stelle Michelin.

DIETRO LE STELLE MANCANTI: UN CAMPANELLO D’ALLARME
Un’ultima osservazione riguarda le cosiddette “stelle cadute”. Quasi nessuno sembra aver notato che, a differenza del passato, le stelle sottratte ai locali trasferiti non sono state riassegnate: è il caso, per esempio, di Cook e Bros. Un dettaglio che potrebbe essere interpretato come un piccolo, ma significativo, segnale di allarme.
E poi c’è Vissani. Personaggio ingombrante, a tratti imbarazzante, spesso divisivo: le sue esternazioni non sempre trovano consenso. Ma se si mette da parte la sovrastruttura mediatica e ci si concentra sulla sostanza, rimane uno dei grandi Maestri italiani. Casa Vissani continua a essere un ristorante solido, dove si mangia bene e dove il menù del territorio offre un rapporto qualità-prezzo più che convincente.