Maggio 14, 2026
CIBO

HOTEL FASANO SUL LAGO DI GARDA: TRE ANIME DELLA RISTORAZIONE TRA GOURMET, TERRITORIO E COLAZIONE CON VISTA

Dal di fuori, ma anche all’interno, si potrebbe pensare di essere in Trentino, tra le foreste di abeti. E invece siamo in riva al grande lago. I motivi sono storici: la struttura nacque come casino di caccia durante la dominazione austro-ungarica, per poi cambiare destinazione nel corso dei secoli. Da molti anni è aperta all’ospitalità e da qualche anno è entrata nel circuito dei Leading Hotels of the World.

TRE ANIME PER LA RISTORAZIONE

Particolare attenzione è dedicata alla ristorazione, articolata in tre aree distinte: La Terrazza, dove ogni mattina viene servita una colazione tra le migliori d’Italia per varietà, qualità e presentazione; l’Osteria, con una proposta fortemente legata al territorio; e il Fagiano, il ristorante gourmet.

L’OSTERIA: TERRITORIO NEL PIATTO

L’Osteria si trova al piano inferiore, a livello lago, in una sala squadrata, per ora un po’ sacrificata — ma è previsto il trasferimento al piano superiore, con possibilità di godere della bella terrazza con vista.

Qui opera Valerio Dallamano, chef maturo, esperto e affidabile. Il menù a 90 euro, grossomodo lo stesso prezzo di tre piatti alla carta, propone una cucina fortemente ancorata al territorio: casoncelli, cotoletta e molto altro. I tavoli intorno sono sempre pieni, e questo la dice lunga sul successo della proposta.

Convincenti soprattutto i due primi: gli gnocchi di sola farina con formaggio Sitter e miele, giocati sulle note dolci, e i ravioli di erba San Pietro su crema di Bagoss e salsa di crescione e portulaca, che virano invece verso l’acido e il sapido. Meno persuasivo, invece, il Cavedano del Garda fritto, accompagnato da rapa rossa e radicchio.

IL FAGIANO: IL GOURMET CON VISTA SULLE STELLE

Il ristorante gourmet, insignito anche di una stella Michelin, è il Fagiano. La sala è bella e ampia, con pavimento e soffitto in legno: l’atmosfera è quella di un elegante rifugio di montagna. La mise en place è curata, qualche riserva sui calici, ma la carta dei vini è importante e ben strutturata.

A gestire la sala è Nicola Filippello, uomo di grande esperienza, in servizio qui da molti anni. Conosce bene la clientela, prevalentemente straniera e sa guidarla con competenza nelle scelte.

In cucina, invece, comanda Maurizio Bufi, chef di origini molfettesi, da anni al Nord, affiancato da una nutrita brigata giovane. La proposta si articola su tre filoni, di cui uno vegetariano, con prezzi intorno ai 160 euro per cinque portate.

UN PERCORDO DA AFFINARE

Poco convincente, nel complesso, la serie di stuzzichini, alcuni di dimensioni ragguardevoli e difficilmente mangiabili con le mani senza imbarazzo , così come la parte finale dei dessert. Ma togliendo l’inizio e la fine, il cuore del percorso conferma le qualità di una cucina solida ed esperta.

La sensazione è che, andando per sottrazione , limando qualche salsa o ingrediente di troppo, le ricette potrebbero risultare ancora più eleganti e centrate. Tuttavia, il pubblico, in larga parte d’oltralpe, sembra apprezzare molto l’impatto gustativo e la generosità dei sapori.

TRA ELEGANZA ED EQUILIBRIO: I PIATTI SIGNIFICATIVI

Il piatto migliore? Senza dubbio il vegetariano: un ragù di pomodoro concentrato ad arte su un giardino primaverile, con una leggera e profumata acqua di pomodoro. Elegante, raffinato, memorabile.

Da segnalare anche lo spaghetto con ostrica, lampone e mandorle, dove l’equilibrio, non facile tra dolcezza e acidità viene raggiunto con indubbio estro creativo. Merita una citazione, infine, il piccione, proposto nell’insolito abbinamento con la (ormai rara) salsa pearà , a base di brodo, pane raffermo e pepe e i lampascioni pugliesi: un ponte ideale tra Nord e Sud.

Ultima curiosità, discutibile: al Fagiano non viene servito il pane. Al suo posto, spesso abbinati alle singole ricette, arrivano focaccine e pan brioche.