Gennaio 18, 2026
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Il RISTORANTE DUCASSE ALL’HOTEL ROMEO DI ROMA. L’INCONTRO DI DUE MONDI

UN HOTEL COME UN ALTRO PIANETA

Romeo è un brand di ospitalità di alto profilo, presente a Napoli, Roma e presto anche in Costiera sorrentina. Prende il nome dal titolare, l’ing. Romeo, imprenditore e personaggio decisamente eclettico.

Entrare all’Hotel Romeo di Roma è come accedere a un altro pianeta. Lo stile architettonico è quello di Zaha Hadid: un design privo di linee rette, fatto solo di curve, dove tutto ondeggia e vibra creando risonanza. Alla firma del celebre architetto si aggiunge quella, inconfondibile, dell’ ing. Romeo, amante dell’arte contemporanea e del lusso estremo. Anche il più semplice oggetto di arredo o della tavola è originale e spesso molto costoso.

Lo sguardo non si riposa mai attraversando atrio, corridoi e cortile: non esistono vuoti, sempre un “qualcosa” da osservare, scoprire, valutare.

 L’ARRIVO DI ALAIN DUCASSE: L’INGRESSO DEL MAESTRO

In questo mondo già di per sé variegato e complesso approda Alain Ducasse: non un nome qualunque, ma lo Chef più famoso e titolato del pianeta. Per lui proviamo grandissima stima, quasi venerazione.

Ne abbiamo spesso apprezzato il rigore estremo e l’altissima professionalità. Potremmo parlarne a lungo, ma è tempo di entrare nel vivo: il ristorante.

 IL RITORNO DI UN VOLTO NOTO: UMBERTO GIRAUDO

Qui ritroviamo un altro grande personaggio: Umberto Giraudo. Conosciuto quarant’anni fa alle sue prime armi, proprio al Louis XV di Montecarlo, dove esplose la carriera di Ducasse e, in un certo senso, iniziò la sua.

All’epoca era un commis e ci servì con emozione al tavolo, ma già si intravedeva la stoffa. Anche qui potremmo divagare celebrando il percorso che l’ha portato poi alla Pergola di Roma e all’accoglienza dei grandi clienti al Cavalieri Hilton. Oggi è Brand Ambassador dell’Hotel Romeo.

 ASPETTATIVE ALTE E CUCINA GIOVANE MA SOLIDA

Con queste premesse, è facile capire che le aspettative fossero altissime. E possiamo dire subito che abbiamo mangiato ad alto livello, come tutto lasciava supporre. Tuttavia, non era scontato, vista la moltitudine di protagonisti chiamati a convivere , talvolta con il rischio che qualcuno soffra la compresenza.

La responsabilità della cucina è affidata al giovane Jacopo Iualè, 34 anni, cresciuto alla corte del Maestro dopo Alma. Si rivela di temperamento saldo e mano sicura. Lui e i suoi collaboratori si muovono con eleganza negli spazi obliqui di una cucina sapientemente ritagliata e a vista.

I PIATTI ASSAGGIATI: ELEGANZA E TECNICA

Assaggiamo, con le costosissime posate in titanio, il porro alla brace, le finte tagliatelle di seppia, la classicheggiante gelatina di pesce con granciporro, accompagnati da un’ottima selezione di pane e olio siciliano in splendida ampolla.

Meglio la ricciola con nasturzio e pomodoro verde, in salsa e crudo, rispetto ai carciofi barbecue con condimento e foglie essiccate in brodo. Il limone bruciato ravviva lo spaghettone di Gragnano ai gamberi; si torna al classico con il dentice mandorle e fagiolini, cotto “al point”.

Più in sordina il dessert di caffè, cioccolato e grano saraceno: un po’ semplice. Buoni, ovviamente, i macaron, anche in confezione da portar via.

Il servizio ci è sembrato poco preciso (spumante non abbastanza freddo), anche perché la sala era pressoché vuota. Nel complesso, però, una serata da ricordare.