UNA CUCINA LONTANA DAI LUOGHI COMUNI
Mentre il centro storico soffoca sotto il peso di troppi locali che ripropongono in coro monotono le solite ricette, è la periferia a dare voce a una cucina romana più originale, al cibo etnico autentico, ai giovani chef desiderosi di mettersi in gioco.
Siamo a Roma Nord, e questo locale si fa notare per una serie di motivi. Il primo è il successo: è sempre pieno. Il che dimostra che una cucina intelligente, a prezzi accessibili, riesce a imporsi sugli stereotipi del ristorante di quartiere.

LUCA RONZONI: IDEE CHIARE, CUCINA PER I CLIENTI
Alla guida è lo chef Luca Ronzoni, conosciuto giovanissimo anni fa a Emergente. È andato in giro, è tornato a Roma e ha le idee chiare: cucina per i clienti, per dar loro sapori e gusto, senza lesinare sulle quantità. Propone tre menù da 5, 7 e 9 piatti , alcuni dei quali sono piattini, con prezzi che vanno dai 45 ai 70 euro. Il vegetale domina, ma compaiono regolarmente anche il pesce e la carne.
Un’offerta competitiva e varia, accompagnata da abbinamenti ricercati con vini di piccoli produttori.

L’ATMOSFERA: RETRÒ E FAMILIARE
L’arredo è familiare. Il locale si articola tra l’ingresso, occupato da un tavolo conviviale e due salette ai lati. I coperti non sono pochissimi, e questo significa che il successo poggia su basi solide. Le stoviglie floreali, tutte diverse tra loro, conferiscono all’insieme un tocco retrò che funziona.
L’unica nota stonata riguarda le luci: diffuse e sparate, uccidono ogni possibile atmosfera.

UNA CUCINA CHE CONVINCE, QUASI SEMPRE FINO IN FONDO
La cucina è originale nell’aspetto e convincente nel risultato. Si comincia con una zuppa di cipolle rafferme composta a ciambella e fritta, poi arriva l’involtino di scarola imbottita, i funghi alla piastra con curry verde e crema di latte di cocco, la tartare di ricciola in sfoglia a taco di verza con amaranto soffiato, la tartare di manza in brodo speziato di alga, il pannicolo di manzo alla brace con radicchio e melograno.
Il piatto migliore? Le linguine al kiwi fermentato con grana e polvere di basilico: insolite, coraggiose, riuscite. Il piatto più debole è probabilmente il dessert, una crepes di zucca mantovana con gelato di ricotta di pecora, che chiude il percorso in modo meno convincente rispetto alle premesse.