Aprile 19, 2026
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TAVERNA FLAVIA RIAPRE A ROMA: IL RITORNO DELLA DOLCE VITA TRA NOSTALGIA E BUONA CUCINA

UN TUFFO NELLA ROMA DEGLI ANNI CINQUANTA

C’era una volta la Roma della Dolce Vita, quella dei flash dei paparazzi e degli incontri mondani in Via Veneto. In quegli anni dorati, ci si ritrovava puntualmente al Caffè de Paris o da Doney. Per la cena, invece, la scelta era chiara: i più facoltosi puntavano alla Taverna dell’Orso, mentre chi cercava un’atmosfera autentica e più abbordabile sceglieva la Taverna Flavia.

Dopo un lungo periodo di declino e una successiva chiusura, oggi questo storico indirizzo rinasce. La Taverna riapre rinfrescata e ben rilanciata, conservando la memoria del passato nelle foto appese alle pareti e puntando tutto, oggi più di ieri, sulla cucina.

TRA MEMORIA STORICA E NUOVI INIZI

Entrando, il legame con il passato è immediato: le foto appese alle pareti sussurrano storie di un’epoca gloriosa. Sebbene l’arredo e la successione delle salette possano apparire a tratti monotoni, e il design del menù sembri rimasto fermo agli anni Cinquanta, ci sono segnali positivi: i prezzi contenuti e i piatti della cucina.

UNA CUCINA DI CUORE E GENEROSITÀ

Ci sono, immancabili nel centro storico e non solo, i soliti piatti della cucina romana, ma c’è anche altro. Una cucina che si rivela subito impostata non sulla voglia di stupire, ma di piacere, dove ogni ricetta è proposta con generosità: per quantità, cremosità, calorie. Non è la solita offerta “piaciona” e frettolosa che si trova in molte trappole per turisti.

Qui il vernacolo romano non è di bassa lega e inoltre ci sono anche interessanti alternative. Certo alla fine c’è un abuso di ridondanza e un orizzonte di gusto incentrato sulle tonalità dolciastre, ma il tutto è indubbiamente fatto con competenza.

IL MENÙ

La nostra esperienza è stata un’altalena di sapori. Se la salvia fritta ripiena è apparsa mediocre e il carciofo alla romana con namelaka è risultato un esperimento poco riuscito, il resto del percorso ha saputo stupire.

Il Risone, un’eccellente pasta secca servita su un ricco ragù di cortile. Lo spaghettone alla Norcina croccante e sfrontato, tanto da richiedere l’uso di coltello e forchetta. L’Involtino di verza: una golosa variante vegetariana arricchita da salsa al parmigiano, vaniglia e mirtilli fermentati.

E Il Galletto al mattone: laccato e servito con patata al forno, un piatto “appiccicoso” nel senso più godurioso del termine.

A chiudere in dolcezza, un maritozzo al caffè rigorosamente fatto in casa, che suggella degnamente il pasto.

I VOLTI DIETRO LA RINASCITA

Il successo di questa scommessa poggia su due pilastri. In sala troviamo il titolare Luca Di Clemente, un padrone di casa coraggioso e attento ai minimi dettagli. In cucina, invece, Andrea Lattanzi: un nome da tenere d’occhio.