Nel palazzo storico che ospita l’Hotel Corinthia, tra atrio scenografico e cucina a vista, lo chef resident Alessandro Buffolino firma un menù di spessore che conferma il valore del progetto romano di Carlo Cracco
UN AMBIENTE ELEGANTE MA POCO IDENTITARIO
L’arrivo di Carlo Cracco a Roma non passa inosservato, sia per la figura iconica dello chef sia per la posizione: proprio di fronte al Parlamento, in un palazzo bellissimo sia all’esterno che all’interno. L’atrio è verticale e suggestivo, e una piccola scala conduce alla “piazzetta”, così viene chiamato il bistrot che occupa la corte interna. Su un lato si trova la cucina a vista, sull’altro il ristorante Viride. L’ambiente, classico ed elegante, mette subito a proprio agio: le luci sono diffuse, con piccoli abat-jour su ogni tavolo. Il tutto appare ben studiato e confortevole, anche se non particolarmente identitario — potremmo trovarci in qualsiasi parte del mondo.


UN SERVIZIO IMPECCABILE E UNA CARTA DEI VINI IMPORTANTE
Il servizio è un’altra nota di merito: senza fretta, senza spocchia, trasmette una professionalità non ostentata, anche se un tocco di leggerezza femminile — al momento la brigata di sala è interamente maschile — lo renderebbe ancora più gradevole. La carta dei vini è già di livello importante, con una larga presenza di etichette famose che fanno bella mostra di sé anche alle pareti, attrezzate come vere e proprie vetrine.
LA CUCINA DI BUFFOLINO CONFERMA IL SUO VALORE
La cucina a vista lascia intravedere una brigata giovane e numerosa, guidata dallo chef resident Alessandro Buffolino, finalista del premio Emergente Chef nel 2014 che conosciamo da tanti anni e di cui abbiamo sempre apprezzato la professionalità.

Il menù ne conferma pienamente il valore, con una serie di assaggi piacevoli e non banali che danno spessore alle ricette presentate. Dopo l’iniziale insalata russa croccante — la firma gastronomica di Carlo Cracco — il battuto di ostrica, pinoli e albicocca (forse quest’ultima presente in dose leggermente eccessiva) è la prima nota di merito.

Triglia laccata al peperone

Battuto di ostrica, pinoli e albicocca
Arriva poi il bruscitt di polenta ripieno di lesso e salsa di carciofo, mentre il bruscitt in versione pasta lievitata, qui presentato come un buchtel viennese, vuole essere la vera firma di Buffolino. Tra i primi, preferiamo un’aggressiva pasta alla gricia (in formato penne) a un risotto pur interessante per il contrasto con il carpaccio di cuore di bue, che però risulta un po’ sovrastato dalla generosa mantecatura. Buona la triglia laccata al peperone, ma il piatto che spicca davvero è il taco con coda di bue, probabilmente la coda di bue più elegante mai assaggiata. I due dessert — il cremoso al caffè e il gelato di limone, pistacchio e fragoline — chiudono con professionalità un percorso lungo e articolato.

Taco con coda di bue

Risotto mantecato al mascarpone, pomodoro e cumino



