700 PIZZAIOLI, 51 PAESI, QUASI 1000 GARE. A PARMA È ANDATO IN SCENA UN APPUNTAMENTO MONDIALE DEDICATO ALLA PIZZA E QUEST’ANNO IL DIBATTITO SI È SPOSTATO SU CIÒ CHE CONTA DAVVERO.
LA COMPETIZIONE COME RITO COLLETTIVO
C’è un momento, ogni anno, in cui la pizza smette di essere soltanto cibo e diventa misurazione del talento, confronto di visioni, dichiarazione d’identità. Quel momento è stato il Campionato Mondiale della Pizza, che è tornato a Parma con numeri che hanno raccontato da soli la portata di un evento ormai imprescindibile per chiunque voglia capire dove sta andando la pizza e con essa, una parte significativa della cultura gastronomica contemporanea.
Settecento concorrenti da 51 nazioni. Quasi mille gare, di cui oltre 900 di cottura effettiva. Cifre che hanno trasformato la manifestazione in qualcosa di più di una competizione: un laboratorio globale di tecnica, creatività e cultura gastronomica, dove ogni sfida è stata anche un piccolo saggio sul mondo.
UN EQUILIBRIO INEDITO TRA ITALIA E RESTO DEL MONDO
Uno degli aspetti più significativi di questa edizione è stata la quasi perfetta parità tra partecipanti italiani ed esteri: il 50,51% è arrivato dal nostro Paese, mentre il 49,49% proveniva dall’estero. Un dato che non è solo statistico, è simbolico. Ha significato che la pizza, nata a Napoli come gesto popolare e quotidiano, è ormai un linguaggio universale che il mondo ha adottato, reinterpretato, e riportato al tavolo di partenza per un confronto alla pari.
È cresciuta anche la presenza femminile, che ha toccato il 9,9% dei partecipanti totali. Un segnale ancora timido, ma in costante ascesa: il settore si è aperto, e le nuove generazioni di pizzaiole hanno continuato a riscrivere un racconto che per troppo tempo ha avuto pochi volti femminili.

PERCHÉ LE COMPETIZIONI CONTANO SOPRATTUTTO PER I GIOVANI
In un settore dove la formazione è spesso ancora affidata alla trasmissione orale e all’apprendistato diretto, le gare svolgono una funzione che va ben oltre la classifica finale. Sono palestre di pressione, spazi in cui la tecnica si misura in tempo reale, in cui un impasto può rivelare anni di studio o, al contrario, una lacuna mai colmata.
Per i giovani pizzaioli in particolare, salire su un palco internazionale ha significato esporsi, confrontarsi con realtà lontanissime dalla propria, e tornare a casa con uno sguardo inevitabilmente più ampio. Le competizioni come il Campionato Mondiale non hanno selezionato solo i migliori: hanno formato, stimolato, accelerato la crescita professionale di chi ha scelto questo mestiere come vocazione e non come ripiego.

IL PIZZA WORLD FORUM: QUANDO IL PALCOSCENICO È DIVENTATO AULA
Accanto alla competizione, l’edizione 2026 ha consolidato e ampliato il Pizza World Forum, lo spazio di riflessione e approfondimento che quest’anno ha ruotato attorno a una parola scomoda nella sua semplicità: qualità. Una parola abusata, spesso svuotata di contenuto, che il Forum ha scelto di rimettere al centro senza retorica.
Il programma si è articolato in tre giornate tematiche, ciascuna con una propria cifra identitaria.
Martedì 14 aprile — I prodotti: si è aperto con una masterclass dedicata al rapporto tra pizza e benessere, con un focus sulle pizze a basso indice glicemico, per poi approfondire il mondo dei latticini e chiudersi con un dibattito istituzionale sul riconoscimento professionale del mestiere del pizzaiolo, con la partecipazione del Senatore Bartolomeo Amidei e di Antonio Pace, Presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana.
Mercoledì 15 aprile — Le tecniche: protagonista è stata la materia prima nella sua forma più identitaria: il pomodoro. Con l’agronoma Patrizia Spigno e la pizzaiola Federica Mignacca, la giornata ha esplorato la valorizzazione del pomodoro in pizzeria, in dialogo con una visione che ha unito scienza agronomica e artigianalità.
Giovedì 16 aprile — La comunità: la giornata conclusiva ha affrontato i temi della comunicazione nel settore gastronomico, dell’abbinamento con la birra artigianale e della costruzione di un’identità collettiva. Al talk, moderato da Antonio Puzzi direttore della testata Pizza e Pasta(che “diventa” Pepita in una nuova veste e taglio internazionale) dedicato alla comunicazione, sono intervenuti Luigi Cremona e Lorenza Vitali, Elis Rubino, Giusy Ferraina e Nadia De Ruosi e Nerina di Nunzio, voci autorevoli e complementari del panorama gastronomico italiano, capaci di restituire una visione a tutto tondo su come il racconto del cibo stia cambiando nell’era digitale. Un finale che non avrebbe potuto essere più contemporaneo: perché oggi fare qualità significa anche e forse soprattutto, saper raccontare ciò che si fa.

QUALITÀ COME PRATICA QUOTIDIANA
Il filo rosso che ha attraversato l’intera manifestazione è stata una visione della qualità intesa non come risultato finale da esibire, ma come processo continuo, fatto di scelte quotidiane: la selezione delle materie prime, il rispetto dell’ambiente, la cura del cliente, la ricerca costante. Un concetto che il Campionato Mondiale della Pizza, nella sua doppia anima di gara e Forum, ha fatto proprio in modo convinto.
In un tempo in cui la pizza rischia di diventare soltanto immagine da condividere, Parma ha proposto un antidoto concreto: tornare alla sostanza, al mestiere, alla conoscenza. E farlo insieme, in comunità, perché l’eccellenza, quella vera non si costruisce mai da soli.

AGUGIARO & FIGNA MOLINI: QUARANT’ANNI DI FARINE TECNICHE PER I PROFESSIONISTI DELLA PIZZA ANCORA UNA VOLTA PARTNER DELL’EVENTO
Partner di Emergente da quasi venti’anni, Agugiaro & Figna Molini, Società Benefit con oltre sei secoli di storia nella lavorazione del grano tenero, è l’azienda che negli anni Ottanta ha letteralmente cambiato il modo in cui il mondo guarda alla farina per pizza. Fu Giorgio Agugiaro, nei Settanta, a capire per primo che i pizzaioli professionisti meritavano uno strumento tecnico progettato sulle loro esigenze: da quella intuizione nacque Le 5 Stagioni, brand oggi presente in 96 Paesi e sinonimo di eccellenza per i professionisti dell’impasto in tutto il mondo.
Dietro al prodotto c’è un’azienda che ha investito 120 milioni di euro in ricerca e sviluppo, il cui risultato più avanzato è il brevetto MIA® — Macinazione Integrata Autentica — un processo unico che preserva germe, aromi e salubrità del chicco. È proprio al Campionato Mondiale della Pizza che Le 5 Stagioni ha scelto di presentare la nuova campagna “La Costante del Tuo Talento”: un messaggio che riconosce nella farina non un ingrediente di sfondo, ma la base su cui ogni pizzaiolo — giovane o affermato — costruisce la propria identità.
I VINCITORI
Pizza Classica: equilibrio e identità il premio è stato consegnato a Manolo Collovigh.
Pizza Napoletana STG e Pizza in Teglia sono stati vinti da Ludovic Bicchierai .
Pizza in Pala: a distinguersi è stato Massimo Bruni, che ha interpretato al meglio una delle espressioni più dinamiche della pizza italiana.
Pizza Senza Glutine: grande prova anche nella categoria senza glutine, dove Thomas De Silvestri ha conquistato il primo posto con una pizza capace di unire tecnica e gusto senza compromessi.
Pizza a Due creatività condivisa tra le categorie più spettacolari, la Pizza a Due ha premiato il lavoro di squadra di Giuseppe Villani e Gabriele Frati.
Le gare di abilità :non sono mancati i momenti più spettacolari della competizione. Daniele Pasini si è distinto sia nella categoria Pizza più larga, raggiungendo dimensioni impressionanti, sia nella gara di velocità, dove ha registrato il miglior tempo.