Giugno 12, 2026
CIBOIL VIAGGIO

LA COLAZIONE DELL’HOTEL CA’ DI DIO A VENEZIA: ESPERIENZA TRA STORIA E GUSTO

CA’ DI DIO: OTTO SECOLI DI OSPITALITÀ A VENEZIA

A Venezia, dove la laguna non è soltanto paesaggio ma memoria che si riflette, affacciata sul rio che porta il suo nome, Ca’ di Dio si rivela come un luogo dove il tempo si stratifica e si deposita, custodendo quasi otto secoli di vite accolte.

Le sue origini risalgono al 1272, quando la Repubblica di Venezia ne fece una casa rifugio per pellegrini diretti verso la Terra Santa. Era una città che si apriva al viaggio e al ritorno, e Ca’ di Dio ne divenne una soglia discreta, un passaggio tra le rotte dei destini.

Con il tempo, la struttura mutò forma senza mai perdere sostanza. Tra il Trecento e il Cinquecento accolse donne sole e in difficoltà, trasformandosi in un luogo dove la fragilità trovava una misura possibile di permanenza.

Nei secoli successivi divenne casa di riposo, ultima declinazione di una vocazione che non ha mai smesso di tradire la sua missione primaria: accogliere. Come spesso accade in questa città, che sembra resistere alla propria dissoluzione, il luogo continua a esistere come dimensione di cura e permanenza.

Ca’ di Dio oggi è un hotel ma mantiene la sua costante immutabile: l’ospitalità che attraversa i secoli senza perdere identità. Identità mai realmente interrotta, che si percepisce nell’antico altare custodito nella lobby o nel ricordo delle donne che un tempo si affacciavano dagli antichi ballatoi interni osservando la messa. In quel fotogramma trattenuto s’intuisce l’anima del luogo, come se il sacro non avesse mai abbandonato del tutto questi spazi.

LA RISTRUTTURAZIONE FIRMATA PATRICIA URQUIOLA

Riaperto nel 2021, Ca’ di Dio fa parte di VRetreats, il brand di lusso di VOIhotels, la catena alberghiera del Gruppo Alpitour, ed è membro del circuito Small Luxury Hotels of the World.

Inaugurato dopo una complessa ristrutturazione curata dall’archistar Patricia Urquiola, questo cinque stelle vanta 66 camere e suite affacciate su Riva degli Schiavoni, molte con vista sull’isola di San Giorgio e dispone di spazi outdoor di ragguardevoli dimensioni, sui quali si affacciava probabilmente l’antico chiostro.

La general manager dell’hotel, Chiara Vierchowod, ribadisce la sua assoluta determinazione a continuare a migliorare non solo nei vari servizi per gli ospiti e nella proposta di esperienze tailor made, ma soprattutto negli outlet food & beverage. All’inizio del 2026 è arrivato Carmine Amarante, executive chef del ristorante gastronomico Vero: italiano, ancora giovane, ma con le idee chiare e un solido background maturato in Giappone e nelle cucine di diversi stellati.

LA COLAZIONE A CA’ DI DIO: UN’ESPERIENZA GASTRONOMICA A SÉ

In questo contesto carico di memoria, si avverte un’atmosfera calda e accogliente: la colazione diventa un varco attraverso cui entrare nell’esperienza del luogo. A curarla è lo chef Carmine, che ha compreso come proprio in quell’istante iniziale si giochi l’equilibrio più fragile: tra attesa e ricordo, tra ciò che si immagina e ciò che resta.

La colazione è il primo gesto dell’arte del ricevere, quello che precede ogni racconto. Se funziona, accompagna silenziosamente ogni altra esperienza. Ca’ di Dio la apre anche a chi non vi soggiorna, trasformandola in una destinazione gastronomica a sé: il costo si aggira intorno ai 45 euro, ma può variare in base alla disponibilità di preparazioni alla carta.

IL BUFFET: DOLCE, SALATO E PIATTI CALDI AL MOMENTO

Un buffet dolce e salato, affiancato da piatti caldi preparati al momento: pain au chocolat, plumcake all’arancia e caffè, tartellette di ricotta e arancia, torte che alternano intensità e morbidezza, dalla Sacher alle crostate di frutta fresca. È nella parte calda che il gesto si fa più intimo.

Sollevando una a una le cloche, gli aromi si liberano: patate arrosto, zucchine al vapore, salsiccia di tacchino, pancetta, uova strapazzate. Preparazioni semplici, ma permeate di una cura che appartiene alla quotidianità familiare.

 I LIEVITATI E LE RADICI CAMPANE DELLO CHEF

L’approccio è quello di un percorso culinario, dove varietà e qualità si intrecciano tra precisione e creatività. I lievitati ne sono il primo gesto: dal krapfen con confettura di albicocca, diversa ogni giorno,  alla veneziana, dai croissant al fiocco di namelaka al cioccolato bianco con mascarpone e more. Al palato si dissolvono come nuvole.

Riconoscibili le origini campane dello chef nell’assaggio della sfogliatella frolla: un morso che cede in una cremosità piena e avvolgente, quasi letteraria nella sua progressione. La burrata si apre al respiro dei pomodorini di Sant’Erasmo, l’orto della laguna.

La caprese al limone disegna al palato giardini di agrumi immaginari, come se anche Venezia potesse custodire alberi di limoni. Omaggio alla tradizione della sua terra, prende forma attraverso i prodotti che la evocano e che trovano dimora nella colazione.

 STAGIONALITÀ, VERDURE E IL PRINCIPIO DELL’OMOTENASHI

Si riconosce una forma di ospitalità istintiva, che si avvicina per sensibilità a ciò che in Giappone viene chiamato omotenashi: un’attenzione discreta, mai ostentata, capace di anticipare il desiderio prima ancora che venga espresso. Un principio che si ritrova anche nel rapporto con la materia prima e con il ritmo della natura.

Un’attenzione privilegiata è dedicata alla componente vegetale, cercata con rigore e rispetto. Verdure, succhi e yogurt provengono in gran parte dall’isola di Sant’Erasmo e vengono proposti seguendo ciò che la giornata offre. Più che una stagionalità dichiarata, è una “verdura del giorno” che dialoga con la cucina. Si traduce con l’uovo alla Benedict con spinaci e salsa bernese, appena passato al forno: sonoro, avvolgente, tondo e con la giusta dose di umidità all’interno.

Si riconosce la finezza nella lavorazione delle uova, declinate secondo le diverse culture degli ospiti.

Come una pausa che si apre nel racconto, la struttura custodisce un orto di erbe aromatiche, aperto agli ospiti e attraversabile liberamente. Un giardino appartato, tra i più intimi di Ca’ di Dio, dove una semplice passeggiata si accorda al ritmo della colazione: un tempo che diventa interludio.

LA COLAZIONE COME RITO: LA SERENISSIMA NEL PIATTO

Si comprende perché Venezia venga chiamata la Serenissima: non soltanto per il titolo della sua antica Repubblica, ma per quella sua attitudine profonda alla misura, all’equilibrio e a una cura quasi rituale del bello. È una serenità che non appartiene solo alla storia, ma che continua a vivere nei gesti quotidiani della colazione di Ca’ di Dio.

Ogni risveglio restituisce alla città la sua vocazione originaria: accogliere e custodire un intreccio tra narrazione, cucina e arte. La colazione a Ca’ di Dio è un momento in cui l’ospitalità, la stessa che anima questo luogo da otto secoli, si rinnova ogni giorno, attraverso il gusto.