IL BALTHAZAR DE “NOANTRI”
C’è chi lo chiama il Balthazar de “Noantri”, un’accezione ironica, certo, ma non poi così fuori luogo. Il paragone con il celebre ristorante di Soho a Manhattan regge: stessa dimensione generosa, stesso arredo curato, stesso stile capace di mettere a proprio agio senza rinunciare all’eleganza. Anche il menù, in parte, si somiglia. Forse nel nostro la parte “bakery” è meno importante, ma in compenso c’è un banco dei salumi e formaggi che si fa notare, eccome!

I PROTAGONISTI: TRE NOMI, TRE STORIE
Dietro al bancone dei salumi c’è Enrico Vitalini, volto noto a chi frequenta Roscioli, dove per anni ha presidiato il bancone. Oggi affetta prosciutti iberici e taglia formaggi con maestria nel suo corner adiacente la cucina.
In cucina troviamo Nabil Hadj, anche lui cresciuto tra i fornelli di Roscioli. I più lo indicano come l’autore della miglior carbonara di Roma.
Al suo fianco, Claudio Favale: chef di larga e lunga esperienza, per anni al Simposio dell’Enoteca Costantini, dove si è costruito una reputazione solida su una cucina classica.

UN LOCALE CHE NON TEME I NUMERI
Siamo a cento metri da Fontana di Trevi. Il locale occupa larga parte del palazzo che lo ospita: ad ogni servizio accoglie oltre 150 clienti, un numero che altrove spaventa, ma che da Baccano viene gestito mettendo in campo due brigate, cucina e sala, di almeno 25 persone ciascuna. Non è cosa frequente nella ristorazione romana.

IN SALA: RITMO, ELEGANZA E UNA CARTA VINI DA ESPLORARE
Al tavolo ci ha seguiti Daniele Vespa, giovane ma già capace di muoversi con la disinvoltura di chi sa leggere i clienti prima ancora che aprano bocca. Al suo fianco, uno stuolo di ragazze che gestisce la sala con scioltezza, seguendo gli ordini dell’elegante clientela
La carta dei vini è poderosa, con una presenza significativa di etichette d’oltralpe. Alcuni fornitori sono citati nel menù e si tratta di nomi di livello, come per le carni piemontesi, il caviale, tra gli altri.

A TAVOLA: IL MARE, LA PUGLIA E QUALCHE SORPRESA
Eravamo entrati per un aperitivo. Come spesso accade nei posti buoni, siamo rimasti molto di più.
Seguendo i consigli di Claudio Favale, Nabil era assente quella sera, ci siamo lasciati guidare verso una cucina di mare con un’anima pugliese. La sua terra d’origine si sente: le cime di rape ripassate, il polpo su tortino di patate e la spigola con la sua salsa. Poi qualche contaminazione: le capesante con aglio fermentato e uova di salmone.
A chiudere, una coppa di champagne, non calice, coppa e qualche coccola finale. Un relax che non ti aspetti, soprattutto sapendo che appena fuori dalla porta si ripiomba subito nell’overturismo di Roma Capitale.