A Rivodutri, piccolo centro della provincia di Rieti, La Trota 1963 continua a rappresentare un punto di riferimento per la cucina d’acqua dolce. Un ristorante che, attraverso il lavoro della famiglia Serva, ha saputo trasformare una tradizione locale in un percorso di alta gastronomia.
UNA FAMIGLIA E UN’ IDENTITÀ GASTRONOMICA
Ai fratelli Serva dobbiamo essere grati per aver portato agli onori della cucina gourmet il pesce povero d’acqua dolce. In questo angolo d’Italia, grazie alla loro visione e alla dedizione di tutta la famiglia, il pesce di zona ha saputo reinventarsi, guadagnandosi un posto nell’alta cucina italiana.
Il progetto prende forma oltre trent’anni fa con una trattoria semplice, che preparava alla brace il pescato dei pescatori locali. Oggi, con l’ingresso della nuova generazione in sala e di giovani collaboratori in cucina, La Trota ha conquistato la tanto attesa Stella Michelin.

RICERCA CONTINUA
Il ristorante non è mai rimasto fermo. Ha saputo affinare, approfondire e rinnovare il proprio percorso gastronomico. Una costante ricerca che porta in tavola accostamenti sempre nuovi, spesso sorprendenti. Cenare qui significa vivere un’esperienza che sorprende e stimola, qualità rara anche tra i ristoranti stoici.
IL PESCE D’ACQUA DOLCE DIVENTA ALTA CUCINA
Durante la nostra cena di mezza estate, l’inizio è stato memorabile. Siamo stati accolti da una boule fragilissima di fillo di patata farcita con fegato di trota, seguita da una trota marinata con mandorla e tartufo. Una bontà.
Così come anche la fresca composizione di filetti di pesce persico con briciole di pane tostato, peperone, nocciole e olio al coriandolo. Tra i piatti centrali spicca il luccioperca, servito con bisque, latte di cocco, piselli e finferli.


UNA SORPRESA VEGETALE
Il momento migliore della cena arriva con un elegante primo vegetale: pasta fresca di farina di fagioli, con fagioli all’occhio e risina.
La seconda parte della cena prosegue con proposte meno convincenti. L’anguilla con banana, caffè e pimpinella e il piccione con mela e pomodoro sono piatti ben costruiti e scenografici, ma gli abbinamenti risultano un po’ forzati.

IL MOMENTO CONCLUSIVO
Sul fronte dessert, il livello non raggiunge l’intensità della parte salata.
La meringa con yogurt di pecora, petali di rapa rossa e gelatina al pepe è visivamente curata, ma non lascia il segno al palato. La piccola pasticceria, pur composta e precisa, non si allinea con l’eccellenza delle portate precedenti.

CONSIDERAZIONI FINALI
La Trota si conferma una destinazione gastronomica solida, coerente e in costante evoluzione. La mano dei fratelli Serva resta solida, la visione è chiara e il legame con il territorio si percepisce a ogni portata. Un luogo che merita di essere raccontato e vissuto.
Note di Lorenza Vitali

I Fratelli Serva - bisognerebbe correggere ormai con "i cugini" sono giunti alla terza generazione di professionisti che - partiti con i genitori nel periodo del boom economico - non si sono mai fermati.
Conosciuti come professionisti rigorosi poco avvezzi alla comunicazione social spinta di troppi chef estremamente meno talentuosi di loro,
sono tra i più stimati anche presso le isituzioni, dato che vengono regolarmente chiamati quale catering ufficiale nei diversi pranzi di rappresentanza del nostro Governo e delle più alte cariche politiche, il tutto rigorosamente nella discrezione di una famiglia che parla poco ma continua a fare tanto e bene.
Negli ultimi tempi anche la decorazione della sala centrale della loro casa si è alleggerita ed ha preso un aspetto più luminoso e minimalista senza perdere il carattere di una casa di campagna anni 60, dove ancora oggi vive la madre.
Il responsabile di questo cambio di stile è un architetto belga, Ivan Van Mossevelde, che ha ridecorato l'interno del ristorante.
Nulla di speciale vi chiedere, ma perchè citarlo?
Perchè come ultimo progetto si appresta a ripensare l'altra villa dei fratelli Serva che si trova sempre a Rivodutri situata proprio di fronte a quella che contiene il ristorante.
Come accennavamo è la nuova generazione dei due cugini Amedeo e Michele a portare avanti il progetto di aprirsi all'ospitalità, con l'intenzione di completare l'offerta gourmet con cinque tra junior suite e camere superior affacciate sulla verde valle reatina a poca distanza da Roma. Una destinazione "nel nulla" perfette per staccare, farsi coccolare, a cena ma anche al mattino successivo con una colazione "stellata" sfiziosa per poi vivere diverse esperienze come la caccia al tartufo, la pesca nel fiume, le escursioni nelle valli e nei borghi di francescana memoria per godere appieno di momenti slow autentici. L'apertura è prevista nella primavera 2026.
