Luglio 16, 2024
BERECIBOPORZIONICREMONAVINO

GOURMETSTUBE 1897 AL QUELLENHOF LUXURY RESORT PASSEIER

Il Quellenhof Luxury Resort Passeier San Martino in Passiria è un villaggio dove potete soggiornare un’intera settimana senza scoprirne tutte le risorse. Anche da un punto di vista gastronomico l’offerta è variegata, ma riservata ai residenti, in genere famiglie (molti anche i ragazzi).

Noi ci troviamo nel punto aperto alla clientela esterna, infatti affaccia sulla strada interna e vuole essere l’alternativa gourmet a chi viene a soggiornare, ed attrattiva gastronomica per chi viene da fuori. E direi a ragion d’essere. Non tanto per l’ambientazione, che, pur curata e di pregio, rimane a metà strada tra l’intimità di una stube e la funzionalità tecnica di un ristorante moderno. Il tavolo migliore è in una specie di alcova che isola dal contesto.

Lo staff del Quellenhof Luxury Resort Passeier

La differenza la fanno i due attori principali, due fuoriclasse, ci dispiace solo non averne conosciuto uno, lo chef. Si chiama Michael Mayr, austriaco, vive a Tirolo e, oltre ad avere la responsabilità di sfamare quotidianamente oltre 500 ospiti (ed altrettanti inservienti, cioè il personale interno), come dire un intero paese, trova anche tempo e voglia per esprimersi ad un ottimo livello in questa stube.

Il secondo ha un nome e un’origine più vicina a noi: Matteo Lattanzi, cresciuto in questa struttura, sarebbe banale definirlo sommelier. È un vero manager con responsabilità del personale (sono numeri importanti), della formazione, dell’addestramento sul campo. Segue ovviamente anche i vini con ben tre cantine a disposizione ed etichette da tutto il mondo, dove l’Alto Adige rimane comunque protagonista. È un piacere essere accolti da Matteo e vederlo in azione.

La cucina della Gourmetstube 1897

Al ristorante Gourmetstube 1897 il percorso è unico, ma si può scegliere il numero di portate, e questo crediamo sia una soluzione ottimale. Il riferimento gastronomico è la Val Passiria, che ci circonda con i suoi boschi, acque e pascoli, ma il menù allarga il suo orizzonte al resto del mondo. Venendo ai piatti, i due giri di amouse bouche (freddi e caldi) sono esemplari, soprattutto la seconda sequenza che merita la citazione: gambero rosso carota caviale e yogurt; melanzane peperone lime e sesamo; salmerino finocchio canapa e pompelmo.

La cucina procede con uno stile classico ma centrato sull’ingrediente e sul gusto nei due pesci (il leggero rombo con cetriolo e caviale di pesca, la più strutturata sogliola con finferli e verbena), I primi (meglio i ravioli di barbabietola e piccione del riso con funghi e limone salato) sono golosi, ma hanno il difetto di essere fatti come per l’appunto li concepisce uno chef straniero (con la pasta e il riso che recitano un ruolo di secondo piano). Un impeccabile cervo con patate locali precede la parte finale dolce, anche questa molto curata e varia.

In sintesi, un bel percorso ed un affascinante servizio. Unica pecca per noi italiani: l’orario. Il ristorante è aperto solo la sera, dal martedì al sabato, e ci sta pure, ma l’orario indicato per l’orario di arrivo (anche se ci dicono che ammette deroghe) è dalle 18 alle 19.30!