Situato tra le vette di Livigno, l’Hotel Lac Salin è una struttura elegante che propone un’ospitalità di alto livello, con una particolare attenzione al benessere degli ospiti. Tra i suoi punti di forza, spicca senz’altro la ristorazione, curata in ogni dettaglio: dalla ricca colazione del mattino, alle esperienze culinarie più articolate.
Accanto al ristorante principale, il Lac Salin ospita due ambienti intimi e caratteristici: La Fondue, dedicata alla carne e La Stua da Legn, il primo (e unico) ristorante vegetariano di Livigno.
UN AMBIENTE CALDO, TRA LEGNO E ATMOSFERA
La sala è raccolta e accogliente, tutta in legno, con pochi tavoli disposti lungo la parete. L’atmosfera è piacevole, anche se l’illuminazione, con luci pendenti dal soffitto, risulta leggermente dissonante.
Questo è il regno di Giuliano Senna, maitre instancabile e protagonista assoluto nella gestione dell’ospitalità. A livello -1, gestisce una cantina scenografica, teatro di cene a tema con produttori, che arricchiscono l’esperienza dell’hotel.

IL TALENTO GIOVANE DI ANDREA FUGNANESI
Dietro ai fornelli troviamo Andrea Fugnanesi, volto noto a “EmergenteChef” qualche anno fa, oggi trentenne ma già con la maturità di un cuoco esperto.
Fugnanesi non è solo tecnicamente preparato: è calmo, determinato, ambizioso, e si muove con grande equilibrio tra i due complessi mondi culinari che gestisce: quello del Lac Salin e quello dell’Hotel Concordia, a 2 km nel cuore del centro cittadino.
Gestire prime colazioni, eventi, pranzi e cene per una clientela ampia e variegata non è impresa semplice, ma lui ci riesce con apparente leggerezza, sempre con il sorriso. Il suo obiettivo è chiaro: soddisfare gli ospiti dell’hotel e perché no attrarre anche clientela esterna.
UNA CUCINA IN CRESCITA, TRA IDEE E PERSONALITÀ
Ci accomodiamo con curiosità, scegliendo il menù degustazione da 5 portate a un prezzo competitivo di 70 euro. Gli antipasti risultano poco incisivi. La serie di stuzzichini iniziali presenta bocconi piccoli, il che va bene, ma privi di veri contrasti: Cannolo alla rapa rossa, Tigella di legumi con finto lardo, Babà salato con polvere di abete, Formaggio vegano e ceci, Spuma di patate viola in tegame e un Cocktail al mirtillo fermentato.
Tuttavia, il tono cambia con l’arrivo della focaccia pugliese, davvero ben fatta, e del pane di buona qualità.

UN CRESCENDO CONVINCENTE
Il primo piatto è un ottimo uovo a doppia cottura, servito con fonduta di Castelmagno e grano saraceno, preparato con indubbia maestria.
Seguono: Yakitori di melanzana avvolto in naan, con gel di basilico viola e salsa teriyaki al pino mugo: interessante, ma il balsamico prevale troppo e la cottura è leggermente indietro. Ben bilanciato e intenso, lo spaghettone alla brace con umami di cardoncelli e zabaione al Grana 36 mesi.
Piatto centrato e gustoso è stato, la lattuga grigliata su passatina di fave mantecata all’olio, con segale soffiata, gel al prezzemolo e bagnetto verde. Il gran finale: formaggi e dessert


A CONCLUDERE IL PERCORSO:
Un elegante “tovagliolo di porcellana” che ospita un assaggio straordinario di Bitto d’alpeggio, abbinato a un calice di Sfursat. Un dessert originale: cremoso alla pastinaca, con pastinaca candita, chips croccanti, foglie di cioccolato, nocciole sabbiate, sale e gelato alla betulla.
CONSIDERAZIONI FINALI
Ci sono idee, tecnica ed estro. La mano di Andrea Fugnanesi si fa sentire, con uno stile equilibrato. Alcuni piatti potrebbero beneficiare di un tocco in più – una nota amara, una maggiore croccantezza o una cottura più decisa ma il percorso è promettente.
Complimenti a questo giovane chef, che a soli 30 anni guida due cucine complesse con la maturità di un veterano.









