UN VIAGGIO NELLA STORIA AFFACCIATO SULL’ARSENALE
Bello è arrivare a Ca’ di Dio, percorrendo tutta la Riva degli Schiavoni fino quasi all’Arsenale. La storia è quasi millenaria: nata alla fine del Trecento per ospitare pellegrini e donne in difficoltà, ha mantenuto la sua vocazione anche dopo il restauro nel Cinquecento del Sansovino.
Ora la sua ospitalità è a 5 stelle e l’accoglienza è curata dalla direttrice Chiara Vierchwood. Un’ospitalità che è attenta anche alla ristorazione, specie dopo il recente arrivo di Carmine Amarante che vanta una lunga esperienza in Giappone e che avevamo conosciuto prima della sua partenza per l’Oriente a EmergenteChef.

LA BRIGATA DI VERO: QUANDO LA PASSIONE INCONTRA LA TECNICA
Oggi come executive chef, Amarante gestisce la ristorazione dell’albergo con particolare attenzione al suo fine dining, Vero.
Una saletta accogliente e curata, dove ha la libertà di esprimersi grazie anche ad un’affiatata brigata di cucina, in cui citiamo Thomas Gazzetta, Francesco Pio Iavarone e la giovane PastryChef Vanessa Livi, conosciuta durante la Selezione Nord di EmergentePastry 2026.
Valerio Vita come Restaurant Manager, Angela Cominata Sommelier e Dimitri Piccolo in sala.

PRECISIONE ED ELEGANZA: LA FIRMA DI CARMINE AMARANTE
La cucina di Carmine è precisa, elegante, leggerissima, di ottima levatura tecnica. Lo dimostrano subito i vari assaggi del suo benvenuto tra i quali spicca un soave uovo di quaglia marinato per un giorno al tartufo bianco, consistenza di cavolo viola, spuma di chorizo, spolverata di dry caviar fatto dallo chef.
Manca il classico pane, in compenso c’è un’ottima focaccia e il più leggero casatiello mai assaggiato.

MATERIE PRIME NOBILI E CONTAMINAZIONI ORIENTALI
La cucina è classica, rispettosa dell’ingrediente sempre posto al centro del piatto, non mancano mai le salse (e a volte sono fin troppo generose in quantità ed invadenti).
Si privilegiano le materie prime nobili che vengono trattate con l’eleganza che meritano, come ad esempio nei due antipasti: astice blu cotto allo yakitori, mousse di korinki (zucca asiatica), cipolla e salsa mediterranea, e la tartare di tonno rosso con kristal caviar ed infine salsa yogurt e brodo di pesce.

I PIATTI CHE EMOZIONANO
Di rilievo anche i due primi: i delicati tortellini ripieni di anatra con il loro consommé e il finto riso di semola con zafferano “Akaito”, una delle migliori qualità di zafferano proveniente dal Giappone.
La costruzione classica si ripete nei secondi con il trancio al centro e la salsa versata, sia con il branzino frollato con consistenze di cavolfiore e salsa zafferano “Akaito“, sia (ed è un’ottima ricetta) con il filetto di agnello cotto alla brace con carbone giapponese binchotan, avvolto nella quinoa, diverse consistenze di fungo cardoncello, con salsa al pino mugo.

IL GRAN FINALE DOLCE
Non deludono i dessert: l’elegante simil tofu di mandorla bianca di Avola, mousse e amaretto all’interno con gelato di mandorla bianca a lato e la castagna, caramello e lampone composto da castagna fresca, granita di fichimori, gel al rum scuro, lamponi freschi, gelato di castagna e polvere gelata di caramello.

STORIA MILLENARIA E INNOVAZIONE CULINARIA
In sintesi, un’ottima cucina dall’estetica raffinata e dal gusto appagante, che non delude di certo anche se a volte l’assemblaggio è un po’ ripetitivo.
Ma è anche una bella sintesi di cucina classica occidentale dove la contaminazione giapponese aggiunge il suo tocco esotico a caratterizzarne lo stile.
Vero si conferma come una delle proposte più interessanti della ristorazione veneziana di alto livello, dove storia millenaria e innovazione culinaria si incontrano in una location d’eccezione.
Un’esperienza che vale la pena vivere, sia per gli ospiti dell’hotel che per chi cerca un viaggio gastronomico fuori dai soliti circuiti turistici della Serenissima
Note di Lorenza Vitali

Un gioiello affacciato sulla laguna: Ca’ di Dio è un hotel cinque stelle nel cuore di Venezia, dove eleganza, storia e design si fondono in un’armonia perfetta.
Nato nel 1272 come ospitalità per i pellegrini ma anche per le donne sole, dopo tanti secoli e molte vicissitudini oggi è una dimora esclusiva, tornata a nuova e contemporanea vita anche grazie al progetto dell'archistar Patricia Urquiola.
Dalle camere con vista sui canali ai giardini interni, ogni dettaglio racconta l’anima autentica della Serenissima.
C'è anche uno spazio eventi estremamente suggestivo adiacente che fa riferimento agli ex Forni di San Biagio, complesso antico (oggi di pertinenza militare) che comprendeva diversi forni che producevano i "biscotti" in grandi quantità quali derrate da imbarcare sulle galere in partenza da Venezia.