Da Acciuga a VITE: cambia il nome, cambia lo stile. Nella periferia di Perugia nasce un locale dove la carta dei vini conquista la scena, affiancata da una cucina semplice ma curata.
UN NUOVO STILE TRA VIGNE E DEHOR
Cambio di nome e cambio di stile: da Acciuga, cucina gourmet dedicata soprattutto al pesce, si passa a VITE, dove la proposta si fa più semplice ma, per certi versi, anche più articolata. Il locale si trova in un’area alla periferia della città, circondata da ampie strutture commerciali, ma un sapiente dehor verde, dallo stile quasi balneare, crea un netto stacco visivo e riesce a far dimenticare la cornice esterna poco invitante. Appena si varca la soglia, l’atmosfera cambia registro e ci si trova immersi in un ambiente curato, pensato per mettere a proprio agio chi cerca una serata all’insegna del buon bere e del buon mangiare.
LA CANTINA E IL PROGETTO ENOLOGICO

In sala ritroviamo Luca Caputo, anche co-titolare del locale, che porta con sé estro personale e una grande passione per il vino: non a caso le bottiglie ricoprono larga parte delle pareti interne, creando quasi una scenografia.
La cantina sfoggia etichette prestigiose insieme ad altre meno note e difficilmente reperibili altrove. Il vino è dunque uno dei punti di forza del locale, proposto con ricarichi onesti e con la possibilità di acquistare le bottiglie anche da portare a casa. Il progetto guadagna ulteriore credibilità grazie al coinvolgimento di Pietro Marchi, figura molto nota in Umbria in quanto presidente dell’AIS regionale e già alla guida, fino a poco tempo fa, di Meunier, la pizzeria con champagne di Corciano ora chiusa. Marchi è anche un grande esperto di pizza e lievitati, per cui è probabile che in futuro venga ritagliato uno spazio dedicato proprio a questo interno al progetto.

LA CUCINA: SEMPLICITA’ E MATERIA PRIMA
Ai fornelli troviamo il giovane Matteo Peppoloni, trentenne, che si muove con disinvoltura nella piccola cucina a vista. La sua carta è giudiziosamente ridotta, con largo spazio dedicato ai taglieri e ai formaggi, questi ultimi supportati da una bella selezione di diverse regionalità.
Le proposte sono semplici ma ben eseguite, come i tagliolini con gamberi e burro affumicato, oppure il raviolo ripieno di parmigiano liquido, zafferano, edamame e menta (il ripieno si percepisce poco, ma il tocco di menta regala una bella spinta aromatica alla ricetta). Buono anche il tonno scottato con dashi e germogli, mentre convince meno il tomahawk di maialino panato e fritto, penalizzato da un servizio in sala non abbastanza tempestivo, che ne compromette la croccantezza.
Volenterosi i dessert firmati dalla giovane pasticcera Daniela Calderoni, che dimostra buone basi e margini di crescita. Un ringraziamento speciale va a Pietro Marchi per averci accolto con la Réserve Perpétuelle Pas Dosé di Philipponnat, un’etichetta che da sola avrebbe meritato il viaggio.







